Credo che andare a manifestare oggi serva a poco. Anzi, che sia controproducente. Il problema è uno e non è Silvio Berlusconi, lui ne è solo la punta dell'iceberg. Chi crede che caduto il Cavaliere tutto tornerà alla normalità si sbaglia e di grosso. Una volta finita l'avventura politica dell'uomo di Arcore rimarranno soltanto le macerie di questi lunghi anni. Macerie sulle quali non si potrà costruire se non con la consapevolezza di correre un rischio tremendo, quello di ricadere nelle mani di qualcuno cresciuto in questo ambiente malsano.

I problemi non si risolvono scendendo in piazza ma passo passo. Cosa significa? Significa lavorare ogni giorno per migliorare le situazione, educare le nuove generazioni al rispetto degli altri, ripulire la nostra società non solo dalle tossine del berlusconismo ma anche e soprattutto ripulire l'Italia da noi stessi. Significa cambiare radicalmente l'essere italiani.

Le donne hanno ragione a protestare, a richiedere più parità in tutti gli aspetti della vita. Parità di oppurtunità di lavoro,
parità nel mantenimento dei figli, evitando cosí di dover scegliere tra una famiglia o una carriera come accade oggi. Però tutto ciò non si ottiene con una manifestazione contro colui che è unicamente uno specchietto per le allodole. Lui e i suoi non possono che vedere di buon occhio l'apparizione di cosí tanti nemici che ringhiano loro contro. È la tecnica Mourinho. Premdetemi di mira perché così facendo riuscite solo a rendermi più forte. L'allenatore portoghese comportandosi così ha vinto tutto quello che poteva vincere. Berlusconi sono 17 anni che vince in questo modo. Vogliamo davvero continuare così?

Se vogliamo migliorare sul serio allora diamoci tutti una mano e vediamo di iniziare a fare piazza pulita. Non solo del Cavaliere ma di tutto il resto. Prima di ogni altra cosa dobbiamo fare piazza pulita di noi stessi, di ciò che siamo diventati o di ciò che siamo sempre stati.

Essere italiani è oggi sbagliato. Essere questi italiani, di destra, di sinstra o apolitici, poco importa. Siamo un popolo la cui unica identità, l'unico modo che ha per riconoscersi, è quello di sentirsi comandato a baccheta da qualsiasi persona che assuma atteggiamenti autoritari. Sia esso Giulio Cesare, il Papa, Napoleone, Mussolini, la DC o Berlusconi.

Impariamo a utilizzare il cervello e non la pancia. Sono le masse indistinte quelle che si muovo in base a ciò che dice loro il ventre Nella storia, tali movimenti hanno sempre portato al potere soltanto i più approfittatori tra coloro che si ribellavano. La massa, per sua natura, livella il pensiero e lo fa regredire ai sentimenti più triviali. E' sul serio ciò di cui noi abbiamo bisogno. Non necessitiamo di altro? Del regionamento?

Pensare è difficile, sebbene in molti oggi non vogliano che ciò sia detto ad alta voce e accettato. Il perché di questa negazione è semplice: il libero pensiero fa paura e non permette di controllare la massa. E' dunque quello ciò di cui abbiamo bisogno.

Cambiare noi stessi non significa scendere in piazza. Ciò può avvenire ma solo lavorando ognuno nel suo piccolo. Applicandosi cercando di lasciare indietro, finalmente, questo sentimento che, come italiani, ci spinge ardentemente nel profondo a voler fregare il prossimo. Io non mi riconosco in un popolo del genere. E la colpa non è di Berlusconi, lui è solo l'ultimo stadio di un cancro che, se riflesso in uno specchio, mostra le nostre facce. Quelle di tutti noi.

Spero che questo Paese, ormai tenuto in vita solo da macchinari, muoia. Così da poter rinascere.

Obrigado José.

Prepariamoci all'ecatombe. Speriamo.

Questo articolo apparso su Repubblica.it è alquanto interessante. Descrive le magagne che stanno venendo a galla nel Partito Democratico. E quelle raccontate sono sicuramente una parte piccolissima. Certo, le più notiziabili e di grande effetto mediatico (Bologna, Reggio Emilia - il feudo rosso per eccellenza! - e Forlì) ma una parte piccolissima. Se si passa ad analizzare al microscopio la situazione sul territorio si scopre come il PD sia allo sbando anche in feudi una volta comunisti fino al midollo. E mi viene da dire "meno male".

Il progetto sta fallendo. E lo dice uno che ci ha creduto e che ci crederebbe ancora. Molto. In questo anno e mezzo si è stati solo capaci di farsi (farci) del male. Su tutto. E la colpa non è della base. La colpa è dei dirigenti. Walter sarà stato anche uno farfallone spensierato ed ottimista, un Nano di Arcore senza palle (e Arcore) ma almeno aveva un'idea politica importante, ricondurre il caos politico italiano al binomio che si ritrova in tutte le democrazie più efficienti: riformisti vs conservatori. Certo, gli errori sono stati commessi principalmente anche proprio da Walter (accettare che Di Pietro si presentasse come alleato, superando così lo sbarramento, invece che farlo scomparire con tutti gli altri partitini si è dimostrato un gesto di pura miopia politica che ha provocato solo il rafforzamento di un finto partito di sinistra quale è l'Italia dei Valori e un crollo vertiginoso di quello che doveva essere il partito forte dello schieramento, anzi l'unico partito, l'unico interlocutore. Reazione a catena che ha portato, inoltre, a un aumento di voti per l'UDC, impensabile!) ma alla fine la linea che pare aver vinto è quella dei politici più infidi e doppiogiochisti come D'Alema. Ed è questa linea che la base non comprende. Le parole di Debora Serracchiani durante la conferenza dei circoli, parole che sono diventate un nuovo fenomeno mediatico internettiano, sono state molto chiare. E condivisibili. Il partito deve cambiare e per cambiare deve farlo dal basso.

Cambiare dal basso non significa però far si che i dirigenti più piccoli, quelli locali, siano promossi di grado a livello provinciale e via dicendo. No. Anche i dirigenti locali risentono dell'anzianità (vogliamo chiamarla così?) dei D'Alema, Bersani, Bindi, Marini e di tutti gli altri. Cambiare dal basso significa cambiare tutti i dirigenti proprio a partire dal basso. Scendendo nel piccolo, nella provincia: come è possibile ricandidare a Sassuolo un inetto come Pattuzzi dopo cinque anni di governo delle magagne, degli accordi sottobanco, di un piano regolatore fasullo che è stato presentato in Provincia non identico a quello realmente votato in consiglio comunale perché quello approvato non rispettava i parametri e favoriva il (troppo) cemento per ingrassare i soliti noti? Ma stiamo scherzando? Perché dobbiamo continuare ad avere i soliti politicanti - i nomi dei quali, sia a livello nazionale sia territorialmente, sono noti a tutti - che occupano le stesse poltrone dai tempi del PCI e della DC? Solo perché nella loro vita non hanno mai svolto un lavoro che non fosse quello della politica? La politca non è un lavoro. La politica è mettersi al servizio degli altri a tempo determinato, quello del mandato che i cittadini hanno devoluto alla persona incaricata. Il mandato, in ogni democrazia che si rispetti è appunto a tempo e, soprattutto, non rinnovabile all'infinito. Altrimenti ci si trova in una oligarchia o peggio una dittatura . Ma, d'altra parte, i "vecchi compagni" sono stati allevati a pane e "dittatura del proletariato" quindi è alquanto impossibile immaginare che possano comprendere il termine "democrazia dell'alternanza" e tutto ciò che esso implica, prima di tutte le altre cose il ritiro a vita privata dopo la fine del proprio mandato elettorale). Se il tuo lavoro è quello del politico c'è qualcosa che non va. Ciò non significa che non si debba fare politica a vita ma che non si dovrebbe vivere con la politica. E per vivere intendo la sussistenza primaria di un individuo. Se si sopravvive (termine volutamente erroneo visto lo standard di vita di un politico, anche locale) con la politica ci si rivela solo come dei parassiti. E a Sassuolo, ad esempio, di parassiti, di sinistra, nel Partito Democratico, ce ne sono molti, troppi. Come è noto a chiunque, i parassiti non fanno bene all'organismo. Lo uccidono. E questi parassiti stanno uccidendo il PD non solo a livello nazionale ma, soprattutto, a livello locale.

Si prospetta un'ecatombe. Almeno io lo spero. Spero che si perda. E si perda anche di brutto. Non è masochismo di sinistra questo. No, anzi! Vivo con la speranza che l'ecatombe, una bella batosta, tipo a Bologna, a Reggio ma anche qui a Sassuolo, serva a far comprendere ai parassiti che è giunta l'ora di mollare la presa, di diventare adulti e trovarsi un lavoro (sì, anche in tempi di crisi economica, soprattutto in tempi di crisi economica). E spero che l'ecatombe, spazzando via i parassiti, dia il largo a nuove figure, provenienti soprattutto dal basso. Eppure mi sa che, nonostante tutto, nonostante si possa perdere malissimo, forse gli unici a salvarsi saranno sempre i soliti parassiti, ormai così fortemente attaccati al corpo che li ospita da esserne diventati i soli padroni.

Dio ce ne scampi.

Informazione di servizio.

Ho aggiunto sotto la biografia i link alle recensioni scritte per Il Sassolino.

Se a qualcuno può interessare.

Fenice.

Prima cosa: non sono morto. Mi piacerebbe dire che ci sono andato vicino, almeno metaforicamente, ma non è così. No, non è così. Sono ancora qui. Mi sto rimettendo da questa terribile influenza ultimo lembo e rimasuglio di un 2008 che giudicare strano è dire poco. Sicuramente è stato un anno intenso. Duro. Durissimo. Ho ricevuto un sacco di pugni dritti, dritti nello stomaco di quelli che ti stendono ma ho preso anche qualche soddisfazione. Questo inizio del 2009 è meglio considerarlo un'appendice dell'anno passato, altre brutte notizie. Basta. Non ne posso più.
A tirare le somme devo dire che il 2008 come anno mi è servito. Forse mi ha fatto capire come sono realmente oppure mi ha cambiato sul serio, cancellando quello che ero prima. Solo che in questa sua fase distruttiva, di pesante annientamento, sono rimaste solo macerie. E forse nemmeno quelle. Forse nemmeno la terra sotto i piedi sulla quale edificare di nuovo. Nel 2009 devo ripensare a me stesso. Come un cartone animato, essere rinfrescato, ridisegnato di nuovo. Una persona diversa. Goodbye al vecchio me che tanto se ne è andato con l'anno passato, rotto in milioni di pezzi, abbattuto.
Ho voglia di ricominciare. Ho bisogno di aria nuova, fertile. E' un mio problema, dopo un po' di tempo mi viene annoia delle cose. Soprattutto dei luoghi. Non ci resisto. Mi sento soffocare. A forza di essere rinchiusi in una stanza con la porta e le finestre chiuse l'ossigeno si esaurisce, l'anidride carbonica prende il sopravvento e alla lunga ti uccide, prima anestetizzandoti il cervello poi fermandoti il cuore. Ho bisogno di un elettroshock e di una scarica d'adrenalina sparata con una siringa. Devo riattivarmi. Essere nuovamente qualcuno e non più l'ombra che sono diventato.
Si può ripartire da zero a 28 anni? L'importante, forse, è provarci, per non avere rimpianti e non demordere, proprio come con la tesi. Farlo diventa quasi un obbligo morale. Per me stesso. Per la mia sanità mentale.

Aggiornamento del Curriculum Vitae.

E da oggi, beh ufficilamente dal 1 Novembre in realtà, assumo la notifica di Laureato Frequentatore presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo a Bologna.

Lunedì invece tocca sottomettersi alla prova scitta di Dottorato in Comunicazione alla Cattolica di Milano. Aspettative? Meno che zero, si fa solo per il vile denaro! Ma, come si dice, tentar non nuoce! E poi è tutta esperienza...

Qualche idea per una vacanza...

York - Leeds - Manchester - Liverpool 
tot. 163 Km, 10/14 giorni

Glasgow - Loch Ness - Inverness - Fraseburgh - Peterhead - Aberdeen - Edimburgo
tot. 711 Km, 21 giorni

Vienna - Bratislava
tot. 80 Km, 5/7 giorni

Alborg - Copenhagen - Malmoe - Goteborg
tot. 730 Km, 21 giorni

Stoccolma - Helsinki - Tallin
tot. 565 Km, 14 giorni

Porto - Lisbona - Faro
tot. 595 Km, 14 giorni

Per gli amici che non hanno Facebook...

Tutto come previsto: 110 e lode.

Seguirà descrizione dettagliata (ma nei prossimi giorni!)

Tomorrow.

Forza (Italia).

Ne parlavo giusto, giusto ieri sera con Monica. Non mi sorprende che oggi appaia sui giornali (sì, lo so, è Repubblica - sono dei "comunisti" di parte). Comunque non è la testata fondata da Scalfari ad aver fatto la rilevazione ma l'Authority per le telecomunicazioni. Che cosa hanno scoperto? Si potrebbe rispondere l'acqua calda ma è più giusto dire che si sono accorti come nei telegiornali, soprattutto a Mediaset e al Tg2, lo spazio dedicato al governo e alla maggioranza sia nettamente superiore rispetto a quello dedicato al resto. La regola non scritta dell'un terzo al governo, un terzo alla maggioranza e un terzo all'opposizione è largamente disattesa. Ma, ripeto, non ci voleva la ricerca dell'Authority per comprenderlo, la semplice esperienza empirica di telespettatore basta e avanza. Queste conclusioni non fanno che essere la diagnosi di sintomi già ampiamente percepiti. Non c'è da stupirsi quindi se sempre Repubblica (quei comunisti!) pubblica un sondaggio dove si nota chiaramente che il Nano e il suo esecutivo sono saldamente nei cuori della maggioranza degli italiani. Non c'è da stupirsi se il popolo non si scandalizzi per le vergognose scelte di questo governo. Non c'è da stupirsi se gli immigrati vengono picchiati da qualche giovane con la testa rasata che si crede libero di fare ciò che vuole o, peggio, dalla polizia municipale come a Parma. Non c'è da stupirsi se gli insegnanti vengono considerati dei lavativi che meritano un taglio netto e importante perché lavorano "solo" 19 ore alla settimana (ma non c'è nessuno che spiega al popolino che le 19 ore sono quelle frontali in classe e che il lavoro non viene ultimato a scuola ma continua a casa tra i compiti da correggere, le lezioni e le verifiche da preparare, dedicando almeno due ore al giorno del proprio tempo a tutto ciò, ore che, se sommate alle 19 ufficiali, alla fine della settimana, il totale è identico - se non superiore - a quello di qualsiasi lavoratore dipendente). Non c'è da stupirsi se della ricerca e dell'università non importa a nessuno e sono relegate alla stregua di un divertente passatempo, solo perché coloro i quali provano a farle seriamente amano il proprio lavoro, a differenza del popolino che detesta ciò che gli dà da mangiare. Non c'è da stupirsi perché l'informazione è diventata la grancassa del pensiero governativo che deve divenire (o, peggio, è già diventato) quello dominante. Ma attenzione, questo non è un processo che si protrae da Aprile, quando il Nano ha (stra)vinto le elezioni. No, questo processo è iniziato molto tempo prima, alla fine degli anni Settanta, quando sempre lui, il Cavaliere ha invaso l'etere con la sua monnezza mediatica grazie all'appoggio di Craxi. In trent'anni, è anche ciò che brillantemente racconta Moretti ne Il Caimano, Berlusconi - o chi per lui, ovvio - è riuscito ad uccidere - culturalmente, intellettualmente, spiritualmente - il paese. Ciò che accade oggigiorno è solo la conseguenza di quel processo. Ma lui non è l'unico colpevole. Vi è un concorso di colpa, il Cavaliere è stato solo il primo a scagliare la pietra. Il corresponsabile di questo stato delle cose è la Rai. La televisione di Via Mazzini ha, di fatto, abbandonato il suo ruolo di servizio pubblico per diventare una (bruttissima) copia di Fininvest, prima, e di Mediaset, poi. La sparizione dei film dalla prima serata e la loro sostituzione con show di bassa lega e serie televisive autoctone dai contenuti e dalla realizzazione scadenti è solo una delle tante prove che potremmo portare a suffragio di questa tesi.
Siamo un paese, nella stragrande maggioranza, di persone ignoranti, indifferenti e soprattutto prive di alcuna capacità di ragionamento e senso critico. Ciò lo dobbiamo a uno stile di vita, il berlusca's way of life, che ci è stato inculcato - almeno, per quelli come me che sono cresciuti con le tv dell'uomo di Arcore - fin da bambini. In pochi si sono salvati e molti di coloro che avevano visto anche un mondo senza veline, soubrette desnude ed Emilio Fede in bianco e nero sulla Rai, si sono lasciati conquistare dalle luci del varietà proveniente da Cologno Monzese. Quando vedo folle osannanti che vogliono toccare un uomo come il Nano mi prende lo sconforto. Non perché è Berlusconi, che ha quella faccia tosta necessaria per piacere ai più, ma perché si tratta di un politico e, come tale, mente, deve mentire, fa parte del suo ruolo. 
Gian Piero Brunetta ha scritto che "il mito del Duce penetra anche nella sala cinematografica e si costituisce come unico autentico mito divistico autarchico a cavallo degli anni trenta". Sostituite "Duce" con "Berlusconi", "sala cinematografica" con "televisore" e "anni trenta" con "primi anni del nuovo millennio" e anche voi arriverete alla conclusione che la televisione è l'arma più forte.

PS: la citazione è presa da Gian Piero Brunetta, Cent'anni di cinema italiano - Vol. I, Roma-Bari, Laterza, 1995, p. 180.

Giro di Boa.

Convocazione tesi N.1702
Laurea Quadriennale/Quinquennale

Giorno: mercoledì, 22/10/2008 Ore: 14

Sede: Sala B, via Zamboni, 32 - piano terreno.

PS: Due palle, speravo di farla in Dipartimento a Via Barberia invece che nella triste Via Zamboni a Italianistica.

Ma il marcio non era in Danimarca?

Riporto dal sito ufficiale del Festival Internazionale del Cinema di Roma:

Tra i 20 film in concorso nella Selezione Ufficiale, spazio al cinema italiano con Galantuomini di Edoardo Winspeare, Un gioco da ragazze di Matteo Rovere, Parlami di me di Brando De Sica, Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, oltre al già citato L’Uomo che ama di Maria Sole Tognazzi

Bene. Oddio, male. Ecco una piccola analisi sociologica:

- 3 registi su 5 sono di Roma (Rovere, De Sica, Tognazzi), più 1 è del Lazio (Vicari)
- 2 registi su 5 sono espressamente figli di tale padre (De Sica, Tognazzi)
- 3 su 5 hanno meno di trent'anni, quando la media per i registi esordienti in Italia è oltre i quaranta (Rovere, De Sica, Tognazzi)

Ora, non per fare dietrologia, ma chissà perché io sento puzza di marcio. Gli unici che in questa lista hanno fin'ora dimostrato qualcosina sono Winsperare e Vicari. Gli altri? Boh! Non che siano dei perfetti sconosciuti. Forse lo sono solo per il grande pubblico, nell'ambiente i loro nomi girano da un bel po' di tempo e non solo perché si tratta di figli di tale padre, ma, per esempio, anche uno come Rovere, è già molto conosciuto tra gli addetti ai lavori.

Ok, potreste dire che rosico (come dicono quelle meravigliose persone che sono i romani - è una presa per il culo, ovviamente, è bene sottolinearlo, non si sa mai), ora che finalmente si da l'opportunità ai giovani di esordire nel cinema italiano, di arrivare ai Festival.

Vero, potrebbe essere questo il punto. Ma non lo è.

La verità è che non accetto, non posso accettare che ciò accada in questa maniera. Non così, non con i soliti noti, non nei soliti posti. Perché non sono andati a Venezia, palcoscenico un pochino più neutrale? O Cannes, come un Sorrentino? No, per dire. Solo per dire.

Roma, romani, gente di famiglia, amici degli amici. Siamo sempre lì. Il nostro cinema è quello. Da sempre. E un personaggio oscuro come Gian Luigi Rondi, ai bei tempi servo della Democrazia Cristiana, messo a capo del Festival del Cinema più politicizzato del bel paese, lo dimostra.

Oh, poi i film saranno anche belli. C'è da sperarlo! Sennò sarebbe notevolmente peggio! Già che fa schifo la situazione così com'è adesso, se poi le opere selezionate sono pure brutte c'è proprio da mettersi a piangere.

Ok, dopo questo post posso pure scordarmi l'accredito per il Festival del Cinema di Roma.

PS: Ah, hanno selezionato in competizione ufficiale anche High School Musical 3. Cristo santo, High School Musical 3!!! E questo dovrebbe essere un Festival del Cinema serio?!?

PS#2: e poi non è che ce l'abbia con i romani in generale. Ce l'ho con i soliti romani. Che forse sono la maggioranza, purtroppo. Un bel viaggio al Nord sarebbe molto tonificante per loro, credo.

Un piccolo aiuto.

Oggi è la giornata a sostegno della ricerca scientifica per sconfiggere la SLA, sclerosi laterale amiotrofica. E' una brutta malattia, bruttissima. Mia nonna materna è morta nel 1996 proprio a causa di questo morbo e ogni anno i casi sono i aumento. 

Prego chiunque legga questo blog (anche se pochi) a spedire un SMS al numero 48589 per donare 1 €. Non è molto ma è pur sempre qualcosa. 

Grazie di cuore.

Prove tecniche di trasmissione.

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GODURIA.

Sorprese...

Però Facebook...

Pensavo fosse una cazzata invece è caruccio... C'è mezzo mondo: dal mio passato, al mio presente (e al mio futuro?)...

Oh, siamo controllati dalla CIA ma questo è il prezzo da pagare nell'era dell'informazione!

PS: mi manca solo l'iPhone per cazzeggiarci anche lontano dal Mac...

9/11.

Oggi è l'undici Settembre.

Non mi scorderò mai quel giorno. Avevo vent'anni e mi trovavo al CSC per sostenere gli esami in sede. Era la prima volta, ancora non sapevo che ce ne sarebbero state altre due. Stavo scrivendo un racconto. Finisco, consegno, esco. Mi incontro con Francesco che la mattina mi aveva accompagnato in macchina e ci dirigiamo verso casa sua, a Cerveteri. In autostrada buchiamo, percorriamo ancora i quattro o cinquecento metri che ci separano dal primo distributore e così roviniamo il cerchione. Il benzinaio, un tipo calvo col pizzetto, ci cambia la gomma. Ci rimettiamo in macchina e arriviamo a destinazione. Non c'è molto traffico. Passiamo la grande porta a vetri e il nonno di Francesco - Francesco anche lui - seduto sul divano, ci guarda e, con quel mezzo ghigno eccitato di coloro che non si rendono conto, ci dice: "Due aerei si sono schiantati contro le Torri Gemelle". "Che cazzata!" è l'unica risposta che riusciamo a dare a noi stessi. Ci voltiamo e osserviamo il fumo uscire dai palazzi. Le domande si fanno infinite: chi? quando? perché? come? e ora? Il resto della giornata si trasforma in un ossessiva volontà di spiare un palazzo che muore, l'ossessiva volontà dell'osservare tutto, senza farsi sfuggire nulla. Quelle riprese, quel giorno, hanno cambiato per sempre il nostro immaginario audiovisivo. Così, in diretta. Mi ricordo le telefonate ai miei, a Elisa. E' stata la prima volta in cui ho avuto veramente paura. Paura perché era finito il mondo dorato e felice in cui ero vissuto durante tutta la mia giovinezza. Paura di non sapere come sarebbe stato domani. Un mese prima ero su quelle torri. Questo pensiero continua a provocarmi la pelle d'oca. Ho delle riprese dal World Trade Center. Non le ho più riviste. Mi ricordo di avere scattato una foto a delle ragazze su in cima. Era bella la vista da lassù. Se chiudo gli occhi me la ricordo ancora. La città che si muove caotica ai tuoi piedi, la statua della Libertà lontano, in mezzo al mare. Per un momento è stato sentirsi come Dio.

Sono passati sette anni. E' giusto non dimenticare quello che è successo. Non mi importa chi sia stato in realtà, se Bin Laden o, come dice qualcun'altro, Bush. Mi interessa solo ricordare la vita delle persone che sono morte lì dentro perché quel giorno una parte di noi se ne è andata con loro. Per sempre.

Addio caro libretto.

Siamo stati assieme otto anni. Otto. Per quasi tre non sei stato utilizzato, poi, nell'ultimo anno e mezzo o poco più, ti hanno riempito con tutte le loro firme.

Mi mancherai. Sei stato un degno compagno d'avventura.




Ah! Gli anni Novanta!



Cioè, a parte il video che di suo è un capolavoro, ma la chitarra di Johnny, la chitarra di Johnny! 

Cazzo eh!

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