Kaiser Chiefs @ The DL Records.





Non c'è 2 senza 3(0 e lode).

Tre esami in 2 settimane. 30 e lode, 30 e 30. Peccato per il 27 preso a Febbraio in quella merda di Tecnologie Multimediali che mi registra il 10 Aprile. Vabbé che per un esame per il quale il livello di studio è stato pari a zero, basato tutto su conoscenze pregresse, non è andato così malvagiamente.
Mi mancano 5 esami. Il 25 di Gennaio ne mancavano 11. Ne ho dati 6 in meno di due mesi. Ok, alcuni erano facili. Tabella di marcia più che rispettata. Si era detto al 17 Marzo devono mancare 5 esami e, in effetti, così è. Ho un parziale di Filosofia della Musica tra dieci giorni esatti e poi fino a Maggio nulla. Quasi due mesi, il tempo per studiare ciò che resta e finire la tesi entro la prima di Luglio così da riuscire a laurearmi ad Ottobre. La bibliografia ormai l'ho raccolta tutta, è un bel pò di roba. C'è da farsi il culo, ma si sapeva. Mi piace. Ho passato i primi 3 anni a detestare l'Università (7 esami) e altri 3 a non fare nulla - a parte il CSC - poi sette mesi per ricarburare con l'ambiente (5 esami) e ora, nel giro di manco un anno, Ottobre '07 - Luglio '08, sto cercando di portare a conclusione 2 anni in uno (11 esami). La tesi a Ottobre è puro tempo tecnico. Anche se è una scadenza imprescindibile se voglio far domanda di Dottorato a Bologna per il triennio 2009-2011. Sennò mi tocca aspettare un altro anno. E mi pare di aver già perduto troppo tempo tra una cosa e quell'altra. Poi se non va, sia che non riesca a far domanda, sia che ce la faccia ma mi seghino, vedrò di inventarmi qualcos'altro. Tipo all'estero? Si vedrà. Per ora l'obiettivo sono 5 esami e la tesi entro inizio Luglio. Diciamo 4 e mezzo visto l'intermedio a fine mese.

Messaggio per il Mondo.

Andatevene tutti a fare in culo.

Di cuore.

Il Giannelli di oggi.


Ci sarebbe da piangere ma prendiamola sul ridere!

Da cento anni c'è solo l'Inter.

Football Club Internazionale Milano
9 Marzo 1908 - 9 Marzo 2008
CENTO ANNI

Nemico Pubblico.

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Evidentemente a forza di parlare di cazzo, figa, tette e culi, devo aver turbato la coscienza di qualche ben pensante. 

Beati loro, trovarne di cose da cui farsi traumatizzare.

(Graham Coxon) Love(s) You.

I miti narrano che, nei tempi antichi, esisteva qualcosa nominato Weekend. Gli storici sono tenuti a credere che con tale parola ci si riferisse in particolare agli ultimi due giorni della settimana, il Sabato e la Domenica, e, per alcune categorie particolari, anche al Venerdì sera.

Oggi, purtroppo, all'alba geologica del ventisettesimo anno, di quella parola si è dimenticato completamente il significato. Recenti studi hanno ipotizzato che a tale nome venissero collegati sentimenti di euforia e trepidazione nell'attesa dell'evento, gioia e, soprattutto, divertimento, durante i giorni preposti. Pare che i partecipanti a tale specie di rito fossero soliti uscire in compagnia, raggrupparsi per svolgere conversazione su temi per la maggioranza frivoli - sebbene gli studiosi ritengono plausibile che alcune serate fossero dedicate ad argomenti ben più seri - o abbeverarsi, sorseggiando solitamente bevande alcoliche - ma sono stati rinvenuti scheletri di specie che dovevano essere completamente astemie e riuscivano a sopravvivere grazie a potenti analcolici corrosivi per il fegato - oppure svolgere balli di gruppo in soliti luoghi ben definiti fino a notte fonda, presumibilmente le quattro del mattino, quando facevano ritorno alle loro tane. In uno studio appena pubblicato su Science, si menziona la teoria che il Sabato notte essi ritardassero il loro ritorno fin verso orari prossimi al sorgere del sole del giorno seguente.

Purtroppo, all'alba geologica del ventisettesimo anno, della parola Weekend e del suo significato si è persa ogni traccia. Ciò che gli ultimi due giorni della settimana rappresentano oggi è solo una sbiaditissima copia di ciò che poteva essere un tempo. I paleontologi immaginano che la catastrofe ebbe inizio quando in un luogo ormai mitico, edenico, che è stato raffigurato come un'Oasi, la musica iniziò a cambiare e l'equilibrio, fino a quel momento armonico, tra le specie indigene si incrinò. Ogni essere sviluppò una propria personalità, un proprio gusto, differenziandosi dai suoi, fino a quel momento, simili. Altri gruppi si formarono e, spesso, la vita di questi animali si ridusse a un'esistenza a due che fece scordare ad entrambi i componenti - complice l'estinzione totale dei luoghi edenici dove vivere la loro vita - i miti fondativi della loro esistenza e della loro felicità, portandoli così a un imbarbarimento che non avevano mai conosciuto prima.

Solo alcuni canti e musiche, specialmente se ascoltati dal vivo, sembra siano capaci di far riemergere un piccolissimo ricordo di quegli archetipi ormai perduti per sempre. Ma il pensiero è sfuggente, così come nasce, muore. Il loro organismo è mutato irrimediabilmente.

Le immagini in movimento, del cinema o, ancora più spesso, della televisione, come spettri, hanno abbagliato le loro menti e inibito i loro corpi, portandoli a un'atrofia riproduttiva e vitale che li ha resi solo dei fossili, immobili e invecchiati, abbagliati dalla ferma convinzione che questa vita odierna sia quella che porterà loro la vera felicità quando, invece, l'Eden è perso per sempre, distrutto dalle immagini - simulacri mortiferi, uccisori di quell'eterea speranza di un futuro radioso una volta loro compagna - che hanno assuefatto le loro coscienze e che mostrano ciò che, in ultima istanza, diverranno: pensieri dimenticati. Così i miti ancestrali andranno persi per sempre.

Maldigola.

La verità è che è vecchio. La verità è che dovrebbe starsene a letto con le babbucce, il pigiama di flanella, il cuscino sullo stomaco, il cappello di lana in testa e il termometro in bocca.

Invece fa lo young e se ne va' in giro per Bologna alla ricerca dei testi (perduti) per la tesi. Poi gli viene il maldigola, senza pensare che da lì a qualche giorno avrà un esame. 

Bello, lui, il giovane, con il suo maglioncino a righe orizzontali nero-verdognole e i jeans che gli rasentano il culo, muoversi, agile, quasi sbarazzino, tra i portici della Dotta, da una biblioteca all'altra, alla ricerca del tempo perduto, con l'eterea speranza di un futuro radioso, lì con lui, come amante. 

Quattro anni, buoni, sono stati buttati. Lo sa, ne è conscio, ma finge che non gliene freghi più di tanto. Perché, lui, il giovane, che poi in realtà è un vecchio che si pensa giovane, cerca di barare con il tempo, di sottrarsi a lui, come se quel due e quel sette, uno di seguito all'altro alla voce "Età" sulla carta di identità, non fossero reali. 

Si dice: "Sticazzì, sempre meglio il due prima del sette e non il contrario". Ma il sette non è uno zero. Il prossimo tondo che lui rivedrà sarà preceduto da un tre. E forse, per quel momento, gli toccherà mettere la testa a posto, trovarsi un lavoro con cui campare, perpetuare il suo corredo genetico e scovare un modo per bissare la veneranda età di suo bisnonno, Cavaliere di Vittorio Veneto.

La verità è che il suo tempo è quasi passato. La verità è che lui è stato il figlio del cambiamento. Se ne è sempre sempre reso conto e, per questo, è sempre stato incapace di reclamare un momento nella Storia per sé, di farlo suo, di sentirsene il padrone, per lui e la sua generazione, nell'attesa che le promesse del futuro si realizzassero. Nessuna certezza, ahinoi, nessuna certezza.

Il maldigola è qui per ricordarglielo. Memento. Il tempo non lo puoi fregare. Eppure, questo maldigola, a lui, piace.

Non credo che, in Italia, il lavoro di stripper, con il quale la signorina Brook Busey-Hunt, in arte Diablo Cody, viveva, aiuti la carriera cinematografica.

Al massimo, qui, ti può dare più chance per ritrovarti su una statale di periferia dalle 10 alle 3 del mattino.

Invece, negli USA, ci puoi vincere un Oscar come migliore sceneggiatura alla tua opera prima. Pensa te. E complimenti.

Tappami, Levante, tappami! Se tu mi vo' bene!

Lacrime.



OASIS CLUB 28 Novembre 1999.

Non mi si vede ma ero sicuramente lì. Altri tempi, cazzo.

Aspettando chi?

Non voglio entrare in merito all'assurdità e all'ipocrisia di quelli che vorrebbero la moratoria sull'aborto. Sono quelle persone che, mosse da un loro ideale (o fede) che può avere anche delle forti motivazioni, credono che a eliminare una pratica che loro considerano indegna - sia essa l'aborto, l'assunzione di droghe, la prostituzione, l'assunzione di alcool e tutto quello che più vi aggrada - questa non venga più praticata quando la Storia e l'esperienza quotidiana ci dicono il contrario. Non si abortiva lo stesso quando non c'era la 194? Non si tradiva e non si avevano amanti quanti non c'era il divorzio? La gente non continua ad assumere droghe nonostante la legge lo vieti espressamente? Oppure uomini e donne hanno per caso smesso di andare a puttane - sebbene non sia propriamente illegale andarci ma solo sfruttarla (una classica dimostrazione dell'ipocrisia catto-comunista) - dopo la chiusura dei bordelli? Infine tutti i giovani e meno giovani non continuano ad ubriacarsi e subito dopo a guidare i loro automezzi sebbene le percentuali di alcool che possono ingerire per mettersi al volante siano tra le più restrittive d'Europa? Poi, se invece di fare i pragmatici - qualità che in politica, ma soprattutto nella vita, si rivela più essenziale e più importante che essere mossi da un'ideale e/o una fede cieca in qualsiasi cosa - vogliamo ragionare solo in termini assolutistici di verità che risiede solo in certi pensieri e non in altri, beh, possiamo discuterne per ore senza venirci a capo. L'esperienza, che è ciò che in fin dei conti ci fa comportare in una certa maniera e non in un'altra, è, nel nostro piccolo, la migliore consigliera. Io faccio fatica ad abbracciare un'idea assoluta senza poterla mettere in discussione come fanno tante persone che pare non ragionino o ragionino solo per fare tornare il loro discorso e convincere gli altri. Sono degli oratori retorici, nel senso greco (antico) del termine. Credo che di persone del genere tocchi avere paura, siano esse religiose o laiche, non importa. L'assolutismo ideologico è esistito ed esiste in entrambi gli schieramenti.
Ma non volevo parlare di questo. Quello su cui mi interessava riflettere, anzi domandarmi senza risposta, è altro. In parte si ricollega al pensiero precedente. Io vedo questi signori, gli assolutisti ideologici, che, ovunque nel mondo, dall'Iran agli Stati Uniti, dallo Stato Pontificio all'Italia, impazzano ogni giorno sui giornali, sulle televisioni e sui mezzi di comunicazione in generale per esprimere con forza (e forse un po' di arroganza) le loro idee. Benissimo liberissimi di farlo. Solitamente sono persone di mezza età o più anziane. D'altra parte vedo anche coloro che si oppongono ai loro pensieri, alcuni di questi spesso mossi da contrapposte ideologie, e mi accorgo che anche loro sono persone di mezza età o più anziane. In tutto questo, sia da una parte sia dall'altra, mancano i giovani. Diciamo quelli sotto i quarantacinque anni, visto che l'accezione giovane nel nostro paese poi è altamente aleatoria. Prendiamo l'esempio di questi giorni: Giuliano Ferrara e (Don) Camillo (l'amiko del Tedesko) Ruini sul fronte anti-abortista e tutte queste donne scese nelle piazze, a partire dall'ancora per poco Ministro della Salute Livia Turco, dopo l'assurdo intervento della polizia all'ospedale al polo opposto. Non mi pare, soprattutto vedendo chi ha manifestato, che ci fosse della grande gioventù. O, se c'era, si poteva riassumere in poche decine di persone. Questo è il problema. A difesa dell'aborto c'erano solo donne che non potranno più rimanere incinte. Uno potrebbe dire: è l'argomento che ostico e non attira. Un'affermazione del genere sarebbe già grave di suo ma non credo sia vera. Infatti, prendiamo come esempio le primarie del Partito Democratico. Altro argomento, sicuramente più leggero, meno intellettualmente impegnativo. Come scrissi, il 14 Ottobre scorso ho votato alle primarie, l'ora candidato premier, Walter Veltroni. Sabato scorso, 9 Febbraio, sono tornato a votare per le primarie del Circolo cittadino del PD come elettore del 14 Ottobre - dove tra l'altro mi sono anche iscritto, tanto per donare cinque euro alla causa, perché credo in un sistema a due partiti che altro. Comunque, in entrambe le occasioni a quattro mesi di distanza, l'affluenza era sempre molto alta così come l'età media. Anche qui pochissimi giovani. Parliamo di rinnovamento della classe politica, del PD nato come un partito nuovo, dell'apporto essenziale del mondo giovanile per crearlo, eleggiamo pure un segretario comunale che è nel pieno dei vent'anni e la "base" è formata da ex comunisti (in maggioranza) ed ex democristiani che comunque vada, faranno sempre quello che il Partito dice? C'è qualcosa che non torna.
C'è proprio qualcosa che non torna se in un paese come il nostro le persone non si interessano a ciò che accade loro intorno. Siamo diventati tutti dei piccoli proprietari terrieri senza terra. E lo dice uno a cui piace fare l'individualista, a cui piace contare sulle proprie forze e che ha poca attitudine a collaborare con gli altri, e quindi è una critica anche verso me stesso, ma è impressionante come con la caduta delle ideologie, di qualsiasi segno esse fossero, le persone, lasciate sole con sé stesse ad ammirare immobili il vuoto che rimbomba dentro di loro, abbiano completamente perso il senso di cosa significa vivere, per forza, volenti o nolenti, in comune, uno di fianco all'altro. Siamo diventati una massa di stronzi egoisti. Non pensiamo che togliendo ad alcuni delle libertà, dei diritti, che oggi a noi non servono forse, in futuro, potremmo essere noi stessi a richiederli perché allora ci serviranno e che, se una volta non ci fossimo opposti, potremmo beneficiarne immediatamente senza dover lottare contro chi la pensa come la una volta lo facevamo noi. In sostanza non abbiamo più un'idea di futuro. E' troppo facile sentirsi dire che non la possediamo più perché è la società stessa a spogliarci di tutti i nostri sogni o ci toglie la possibilità di vivere con un obiettivo. E' vero, può essere un deterrente, ma mai una scusa per l'ignavia che ci colpisce tutti e, in particolare, le nuove generazioni. Chiunque desidera svolgere un lavoro da dipendente per non avere alcuna responsabilità. Siamo la generazione che se ne vuole lavare le mani. Sfuggiamo da tutti i nostri obblighi trasformandoli in doveri, dal lavoro dove non vogliamo assumere posizioni di comando e quindi di responsabilità ma poi ci lamentiamo perché non guadagnamo nulla mentre chi dirige incassa tre volte tanto se non di più, all'ambito familiare dove o non si ha minimamente idea di mettere al mondo dei figli oppure se ne mettono al mondo troppi e poi non si ha la capacità e la possibilità, anche economica, di provvedere a loro e si preferisce lasciarli abbandonati a loro stessi o viziarli per compensare il nostro senso di colpa per non avere il coraggio, ad esempio, di leggere loro una favola invece che attaccarli a una console o a un computer. Oppure in ambito sociale dove prima di tutto veniamo noi come singoli individui, poi, forse, i parenti più stretti, seguiti, solo in alcuni casi, dagli amici - se così li vogliamo definire, il più delle volte sono dei semplici conoscenti - e poi nessun altro. 
Ciò dimostra la nostra essenza di pecoroni? Se non abbiamo qualcuno che ci guidi non riusciamo a ragionare con la nostra testa? Se non abbiamo un'ideologia o una fede che ci muove siamo troppo spaventati ad ascoltare noi stessi? Siamo troppo terrorizzati per cercare di capire cosa, liberi da ogni preconcetto mentale, siamo veramente? Forse sì, probabilmente sì. Forse quello di cui abbiamo bisogno sono proprio le ideologie. Ci piace credere alle favole, ci piace credere a qualcosa di cui non abbiamo la certezza che sia realizzabile o che esista invece che confrontarci con ciò che è tangibile, reale, quotidiano ed esperienziale perché la speranza e la credenza in un qualcosa al di fuori di noi è più facile da accettare per vivere più felici, certi, in base al nostro unico parere, di un futuro roseo che verrà. L'ideologia e la sua mancanza producono lo stesso effetto: l'ignavia, manifesta per chi non crede, e non manifesta, ma presente, visto che si vive attendendo qualcosa, per chi vi ha fede.
Un pò come quei due personaggi di Beckett che soli se ne stanno sul ciglio della strada ad aspettare, aspettare ed aspettare, dimentichi del presente e quindi di ogni tempo, come in un limbo. Godot, purtroppo per loro, non è mai arrivato.

Uhm.

Ha chiuso la Margot

Uhm. 

Dispiace. 

Sbuffo.

Orgasmo.

Vedi colonna a lato.

La domanda è la seguente: i voti valgono i chili? Non credo.

Rassegna stampa.

Per chi conosce l'inglese si legga questo commento della BBC su come ci vedono loro in questo momento. E' alquanto esplicativo. L'articolo s'intitola Something rotten in state of Italy ovvero Qualcosa di marcio nello stato dell'Italia (con tanto di doppio senso sulla parola S/stato).

Il video fa cagare ma la canzone è carina.



Chiedere a Stefano Pistolini conduttore di Jefferson Ming e l'arte del sorpasso, Radio 24.
Dovrei smetterla di pensare. Sabato sera pensavo a lui dopo averlo rivisto in una commediola con Julia Stiles su Sky, su quanto fosse uno degli attori più bravi della sua generazione e adesso è morto. Sono io che porto sfiga, cazzo. Tocca andare a Canterbury in pellegrinaggio.

Heath Ledger era veramente bravo. E simpatico. Me lo ricordo in conferenza stampa a Venezia, nel 2005. Alle tre conferenze stampe di Brokeback Mountain, The Brothers Grimm e Casanova, dove portava dei vistosissimi occhiali da sole per il mancato sonno. Era divertente e tranquillo.

Mi dispiace. Sono giorni un po' di merda.

R.I.P.

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