Ho visto un oceano sterminato di persone riunirsi a Bologna. E i giornali scrivono di Prodi e Berlusconi che battibeccano.

Ho visto Piazza Maggiore piena in ogni dove. E i telegiornali parlano di Prodi e Berlusconi che battibeccano.

Ho visto la polizia municipale dover bloccare il traffico di Via Ugo Bassi, Via Rizzoli e Via Indipendenza dalle troppe persone che affollavano le strade. E i siti internet mostrano Prodi e Berlusconi che battibeccano.

Ho visto onde di rabbia e frustrazione di un oceano in tumulto sommergere di fischi e V alte nel cielo i nomi di coloro che ci dovrebbero rappresentare. E i media riportano di Prodi e Berlusconi che battibeccano.

Ho visto l'assenza di organi d'informazione ufficiali quando 200.000 persone chiedevano di essere ascoltate. E i media suggeriscono Prodi e Berlusconi che battibeccano.

Ho visto quello che VOI che siete rimasti a casa non potrete mai vedere perché non ve lo mostreranno mai: ho visto gente fiera di esserci, di essere italiani, di non appartenere a nessun partito ma di fare comunque politica.  Ho visto gente stufa di sentirsi raccontare cazzate dal politico di turno. 

Ma soprattutto: non ho visto le facce di Prodi e Berlusconi e mi sono sentito meglio.

VAFFANCULO!  

Today is V-Day.

"People should not be afraid
of their governments.

Governments should be afraid
of their People"



"Remember, Remember
the Eighth of September"

Bloc Party, Nuovo Estragon, Bologna, 12/05/07

Come avevo già scritto i Bloc Party sono un gruppo al quale il supporto fonografico va alquanto stretto. Danno il loro meglio sul parlco . Sopratutto un leader quale Kele Okereke, il quale questa volta, alla fine del concerto, se ne è sparito, microfonono senza fili alla mano, tra la folla per riapparire qualche metro più in là, dietro la rivendita delle magliette e gadgets affini, per spogliarsi a torso nudo e indossare una delle loro t-shirts il tutto cantando e dimenandosi a squarcia gola.
Tra l'altro il giorno prima mi trovavo a Bologna per un giro ai mercatini della Montagnola e, soprattutto, per passare in Università quando tra i banchetti scorgo uno due ragazze e un ragazzo che parlavano tra di loro in un amabile inglese. Lui era nero, capelli un pò lunghini e mossi. Portava gli occhiali. Per me era Kele. Non ho avuto il coraggio di chiederglielo. La sera dopo al concerto mi sono messo a fare il confronto tra il ragazzo del giorno prima e quello sul palco. Per me era lui. Sono gli occhiali che mi hanno frenato.
Il concerto me lo sono visto per la prima volta dalla postazione mixer audio e luci. Roba davvero interessante. Tutto quello che accade sul palco passa per di lì. Sopratutto per le luci. L'amico al mixer audio, che ne deve aver viste tante dagli anni ottanta in poi, un tipo brizzolato sulla quarantacinquina, infatti non fa altro che precaricare sul mixer i livelli già prestabiliti, limitandosi a ricostruire la scaletta della serata e a portare piccole variazioni in base al momento e alla venue. Lo spettacolo rimane invece tutto nel vedere come il tecnico delle luci, un ragazzo sulla trentacinquina, segua tutto il concerto passo dopo passo e lo trasformi in un grande show roboante e psichedelico. In cinque parole: si fa un mazzo tanto. Ecco spiegata la motivazione del perché se a un concerto ti siedi sulle transenne davanti al mixer  ti prendono a mazzate sul coppetto.

Il mio buon vecchio iBook G4 ormai sente i suoi due annetti e mezzo di servizio continuo. Necessiterebbe di una pensone lui. Mica i 57enni per stare in tema con sti giorni. La mia vita da alcuni mesi a questa parte ha assunto l'aspetto dell'incubo organizzativo. Non ho più il tempo per fare nulla. Manco per ascoltare al musica (o per scrivere la recensione dell'ottimo concerto di Bloc Party di Maggio! Due mesi fa...). Tra l'Università, i lavoretti documentari, i test per scrivere le soap operas italiote, le sceneggiature su cui devo lavorare, i soggetti che vorrei scrivere ma che non so quando farlo, il diploma, la recensione critica di Grindhouse che voglio buttare giù, le chiacchiere di rito con chi ti può dar una mano, non ho un momento libero. E il tutto senza preavviso (a parte gli appelli) e con imprevisti mai visti prima. Mesi di pseudo-vuoto cosmico e poi zac! Tutto di un colpo. Venerdì si va in vacanza dieci giorni in Teteschia, ferier programmate da mesi, e, causa imprevisti degli ultimi due giorni, mi tocca portarmi dietro il pc per lavorare e i libri per ripassare un esame da completare a fine Luglio per incredibili congiunzioni astrali dell'Istituzione italiana. Fantastico! Aggiungici che Dio mi punisce facendo suonare Arctic Monkeys, Kaiser Chiefs e The Good, The Bad & The Queen (Zio can! Damon! Porca puttana! Unica data italiana! Figa!) uno dietro l'atro praticamente, quando sono oltreconfine (a lavorare a sto punto!), il risultato è che mi ritrovo come minimo basito. La devo aver fatta grossa per meritarmi tutto ciò. Fatemi andare a letto che domani è un'altra giornatina mica da ridere.

Cinema Europeo Uber Alles (non tanto, cmq...).

LOVE



LOVE II (a.k.a. SEX)



SADNESS



JOY



COMPILATION



MEDIA

Notizia e Foto. Dove si nota la presenza inquietante della Mummia!

Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

Michele Serra su Repubblica.






Erano due anni che dicevo l'avrei fatto.

Caro Ministro Rutelli,

le scrivo per farle presente una situazione che, immagino, Lei, certamente, conoscerà bene e che io giudico priva di senso.

Ciò a cui mi riferisco è il valore legale che viene assegnato al Diploma conseguito presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, nel quale ho avuto la fortuna, a dispetto di molti, di studiare dal 2004 al 2006 e che mi verrà consegnato (a quanto pare) il prossimo 25 o 26 Giugno.

Come Lei ben saprà il CSC non rientra tra quelle istituzioni e scuole (tutte dello Stato) che fanno parte dell'Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM) che equipara il titolo conseguito a una Laurea Triennale Universitaria.

Ben sapendo che uno dei motivi, se non il principale, per rientrare a far parte dell'AFAM è quello secondo il quale l'istituzione deve dipendere dal Ministero dell'Università e della Ricerca e non dai Beni e Attività Culturali, è palese notare come, in questa maniera, a causa di una mancata volontà di adesione a tale "progetto" da parte della dirigenza del Centro Sperimentale, gli studenti diplomati, come me, si ritrovino, dopo tre lunghi anni di corso, con un Diploma che, a tutti gli effetti, vale meno (parliamo ovviamente di legge - non di esperienza accumolata negli anni di studio) rispetto a uno conseguito presso un'altra Accademia, Istituto, Conservatorio o Università triennale.

Parrebbe quasi significare che chi ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia (e l'Accademia Nazionale del Dramma Antico - visto che è un problema a loro comune) sia, per lo Stato Italiano, uno studente di serie B rispetto a chi si è diplomato da:


Accademie di Belle Arti

Accademia Nazionale di Danza

Accademia Nazionale D'Arte Drammatica

Istituti Superiori per le Industrie Artistiche

Conservatori di Musica

Istituti Musicali Pareggiati


Ora non pare anche a Lei strano e ironico che lo Stato non riconosca il medesimo valore ai titoli di ogni scuola da lui finanziata copiosamente ogni anno?

Non crede che i diplomati del CSC e dell'Accademia Nazionale del Dramma Antico debbano avere lo stesso trattamento riservato agli studenti di altre scuole dello stesso genere?

Non crede sia giunto il momento, per mezzo di un accordo tra Lei e il Ministro Mussi, di sanare questa assurdità?

Io, nella mia modesta opinione, credo di sì. E confido in Lei.

Distinti Saluti,

Enrico Vannucci

Dilemmi del terzo millennio.

Se in Italia scendono in piazza i cattolici (teocratici estremisti omofobici) per protestare contro una proposta di legge che concede equanimi e uguali diritti alle persone...


... e in Turchia il popolo si mobilità in massa per difendere la laicità dello Stato...


Per quale motivo noi siamo in Europa e loro NO?!?

Faccetta nera.


MERD!

Sorprese...

Uno si aspetta il bollettino di pagamento della quota associativa della S.I.A.E. per il 2007 e invece ad aprire la busta ci si ritrova in mano con il saldo di quanto ti devono dal radiodramma del 2005.

Beh 645,04 € per 14 minuti su RadioRai3 non sono affatto male.

2 di picche.

E' sempre un no, ma dopo la prima risposta di un'altra casa di produzione, pensavo peggio.

Caro Enrico,

scusami tanto per il ritardo con il quale ti rispondo. Ho letto “occhi bassi” da tempo e devo ammettere con vero piacere.
Infatti ritengo la tua sceneggiatura ben scritta, la storia raccontata originale e i personaggi in scena sebbene “sopra le righe”, sempre assolutamente credibili.

Tuttavia, in questo momento stiamo cercando di sviluppare, come accennavo, storie per un pubblico “più adulto”.
Terrò però in seria considerazione, per il futuro, il tuo lavoro.

Se nel frattempo ti sei cimentato in nuovi lavori, sarò sinceramente felice di leggerli.

Ci sentiamo e ci aggiorniamo presto
Un carissimo saluto
Hai ragione vecchio, di questo passo a Natale ci riprendete...

nel 2015!

Come è possibile che qualcuno che abbia professato o professi la lotta di classe e la guerra del proletariato si possa dichiarare pacifista?

"Nel nostro atteggiamento verso la guerra, che, da parte della Russia, anche sotto il nuovo governo di Lvov e soci, rimane incontestabilmente una guerra imperialistica di brigantaggio, in forza del carattere capitalistico di questo governo, non è ammissibile la benché minima concessione al "difensismo rivoluzionario".

Il proletariato cosciente può dare il suo consenso ad una guerra rivoluzionaria che giustifichi realmente il difensismo rivoluzionario solo alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere al proletariato e agli strati più poveri dei contadini che si schierano dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non verbale, a qualsiasi annessione; c) rottura completa ed effettiva con tutti gli interessi del capitale."

- Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin


Una posizione, questa, alquanto ambigua, il dividere le guerre tra giuste e ingiuste, per non dire opportunistica. Sicuramente l'esempio non è dei più calzanti perché è solo un estratto del pensiero di un uomo e quindi, sicuramente, non un'analisi approfondita.

C'è da dire, però, che questo atteggiamento opportunistico purtroppo si ritrova pienamente in certa sinistra italiana odierna che, evidentemente, non ha imparato dagli errori del passato quando come Paolo Cento (Verdi, ma soprattutto pacifisti) ha dichiarato pochi giorni fa:

"I talebani hanno gestito politicamente la vicenda (della liberazione di Mastrogiacomo - N.d.R.) e la decapitazione dell'autista afgano fa parte di uno scenario di guerra".

Mi sembra assai opportunistico definire "entità politica" i talebani. Così come mi sembra scorretto riferirsi alla morte di un essere umano etichettandola, con un atteggiamento snobbistico e superiore, come parte di uno scenario di guerra. Non si può, opportunisticamente, dare valenza politica a chi, barbaramente, sgozza la gola a una persona, a meno che, e qui siamo in ottica comunista-leninista, coloro i quali commettano tale deprecabile atto non stiano combattendo una guerra giusta, antimperialista, o, per dirla con le parole del filosofo-politico russo, non sussistano le condizioni di "passaggio del potere al proletariato agli strati più poveri dei contadini che si schierano dalla sua parte [...] rinuncia effettiva, e non verbale, a qualsiasi annessione [...] rottura completa ed effettiva con tutti gli interessi del capitale".

D'altra parte, volendo estremizzare il discorso e fare un paragone forzato, contadini e proletariato altro non potrebbero essere che i coltivatori di oppio afgani protetti dai talebani, la rinuncia all'annessione non sussisterebbe, semmai si tratterebbe di lotta di liberazione contro naturalmente, e siamo al terzo punto dello scritto di Lenin, gli interessi del capitale, ovvero gli occidentali presenti sul territorio come forza, in teoria, pacificatrice, ma praticamente come esercito di occupazione dedito a una colonizzazione neoimperialista avvallata dalle Nazioni Unite.

Naturalmente il paragone è stiracchiato e trova il tempo che trova, non credendo affatto che Cento avesse in mente nessuno scritto di Lenin in particolare o qualsiasi riferimente "alto". Però è innegabile il fatto come oggi, in una certa sinistra, la tentazione di dividere le guerre in due, mai esplicitamente s'intende, o, meglio, di pensare che le guerre si possano osservare da due lati uno negativo, solitamente connesso con l'occidente, come sintomo di una volontà imperialistica ed egemona e uno positivo, legato al terzomondismo, come resistenza o ribellione a un'oppressione che spesso tale non è, è assolutamente presente.

Si nota, nel pacifismo nostrano, una condanna a parole di tutte le guerre, di qualunque matrice essa siano, ma, furbescamente, pensando di non essere visto, come un bambino che crede di averla fatta franca al proprio genitore che non lo rimprovera per il gesto improbo che ha commesso a causa di una, tutta nostrana, propensione al perdono troppo accentuata in coloro che dovrebbero essere deputati al "controllo", la quale ha la sola capacità di creare un atteggiamento doppiamente sbagliato, ancora più grave del gesto meritevole di rimprovero e altamente diseducativo, il pacifismo nostrano strizza l'occhio, sottobanco, a coloro che giudica "combattenti per la libertà", cercando, e/o credendo, di non essere visto dagli altri, rendendo questa sua ambiguità e ambivalenza, credo, un vanto sotterraneo e segreto di coloro che la praticano ma che, in realtà, negli uomini con un pò di attenzione e con un qualche pensiero libero che ruzzola ancora nella testa, i quali si sono accorti di questo puerile giochino, non può che indurre sbigottimento e sdegno di fronte a tale squallido e imbecille atteggiamento.

Ritornando alla domanda originaria, scaturita dalla visione di "Masculin, Feminin" di Godard (che non è neanche uno dei suoi film del "periodo maoista"), non posso certo dire che Paolo Cento sia un comunista o abbia mai creduto nella lotta di classe e nella guerra del proletariato visto il suo impegno politico giovanile nei cattolici e nell'Agesci ma certamente, da qualche anno a questa parte, i Verdi hanno assunto tutte le connotazioni più "estreme" della sinistra radicale (meglio definirla comunista, come bene ha fatto notare Marco Cappato, visto che i radicali in Italia sono altri e hanno ben altro pensiero riguardo questi temi) e si sono fatti attecchire, come una pianta, dalle sue idee, che si potrebbero appellare "populiste", tanto da non riuscire ad anteporre quasi più alcuna differenza fra i tre partiti di quel settore laterale dell'emiciclo parlamentare che non sia soltanto denominativa e oculistica, riferita al colore del simbolo sulla scheda elettorale. Per questo trovo giusto far rientrare il pacifismo di Cento all'interno della visione marcista su cui ragione la domanda iniziale:

Come è possibile che qualcuno che abbia professato o professi la lotta di classe e la guerra del proletariato si possa dichiarare pacifista?

Se qualcuno può darmi una risposta esaustiva si faccia avanti.

PS: la spiegazione più logica forse è un altra. I boyscout (l'Agesci - N.d.R.) fanno male.

Se non ci fosse Piroso...

... a ricordarci che quando trattiamo di Papa e, soprattutto, Vaticano ci riferiamo a, giornalisticamente parlando, ESTERI.


Nota: per chi non lo sapesse, Antonello Piroso è il direttore del TGLA7. A mio parere, attualmente, il miglior giornalista d'informazione di questo paese. Forse, a volte, si intestardisce un pò troppo con certe copertine "lavacoscienze occidentali" ma, come si suol dire in questi casi, nessuno è perfetto e ognuno ha i suoi difettucci.

Klaxons, Nuovo Estragon, Bologna, 10/03/07

Quando vai a vedere un gruppo che ha al suo attivo un solo album (e che album!) non puoi meravigliarti se non suonano più di 45 minuti. Per questo i fischi finali da parte di qualcuno che si aspettava il classico encore, per dirla all'italiana "il bis", sono del tutto ingiustificati, anche perché i quattro (sì, si è palesato finalmente anche il segretissimo e amanta smaniato della sua privacy batterista che, però, non sono riuscito a fotografare da quanto era intanato nel retro del palco) ragazzi inglesi suonano tutto il repertorio a loro disposizione l'LP "Myths of the near future" e l'EP "Xan Valleys" in strabilianti 45 minuti di puro divertimento, di buona musica, di gente che saltella su e giù, che tenta il pogo ma ci riesce con scarsi risultato e con vestiti di gusto alquanto rivedibile.
Perché i Klaxon sono l'emblema degli "sfattoni glitterati" (qui detengo il ©opyright), una fusione della scena alternative-punk con il glam d'annata. E il pubblico li rispecchia a pieno vista la presenza di molta scena gay-bisex-lesbo nostrana (c'era uno identico a Gael Garcia Bernal in La Mala Education" di Almodovar, cazzo uguale solo più magro) adornata di un look sfattone ma ricercato e impreziosito da innesti glitter, brillantini, trucco spinto, eyeliner e neon portatili appesi al collo (tra l'altro fichissimi, chissà dove gli han presi...). Sembrava di stare a un rave o, meglio, sembrava di stare a quello che dovrebbe essere un rave nell'immaginario di chi non è mai stato a uno, ovvero il sottoscritto. I più interessanti della serata: uno identico a Gael Garcia Bernal in "La Mala Education" di Almodovar, cazzo uguale solo più magro; tre ragazze anglofone, formose nei punti giuste, un pò rotondette ma non troppo, capelli corvini e ubriache fradice che, vestite di un abito nero, attillato, scollato sul davanti, senza maniche, che arrivava a metà coscia e dalle gambe ricoperte di bruttissime calze in nylon che ognuna di loro portava di un colore diverso (bianco, rosso e blu), giravano per il locale attaccando il pezzone a chiunque in attesa che il concerto iniziasse, capelli neri; una coppia di amici, ventenni o giù di lì, lui alto due metri, secco, con il pizzetto, una faccia simpatica e leggermente allungata, indosso una felpa con cappuccio e jeans di una taglia più grossa, lei, alta meno di un metro e sessanta, traccagnotta ma non grassa, biondina, faccia tonda, maglietta a maniche corte che accentua il seno e i jeans che denotano un culo un pò largo per l'altezza minuta, che passano tutta la sera a parlare tra di loro e, infine, un gruppetto di quattro ragazze che sembrava uscito dalla mia sceneggiatura, ovviamente, rinominate subito Diamond Dogs.
Una parola per il gruppo di supporto "The Mojomatics" (sito), di Venezia, come mi ha detto dopo il concerto il batterista, duo composto da chitarra/voce + batteria. Potrebbero essere i The Kinks del nuovo millennio, per come si vestono (andatevi a vedere la copertina del primo album del gruppo di Ray Davies) e per lo stile di alcune loro canzoni. Peccato siano nati nel paese sbagliato. Comunque ho coprato il loro cd. Ho letto che aprono anche Arctic Monkeys a Milano il 19. Concerto Sold-Out, porca minchiazza. Avrei avuto da studiare, comunque... Rrrrrrrrghhhh!!!!!

La morale è: le scelte sbagliate si pagano.


Nella foto: un gran numero 9 e un fenomeno. Sopraffine caratteristiche ad appannaggio, una volta, di...


... questo signore che in nostro onore, oggi, portava, scritta sulla maglia scolorita in lavatrice, la nostra veneranda età. (O i suoi chili, non so! - Comunque bel gol. Peccato averne fatti due...)

PS: Ibraimovich si vede che è di scuola Rubentus. Gli deve aver insegnato tutto Nedved: prima fai finta di stare male poi, quando gli altri ti danno per morto e non ti marcano, ti rialzi e la piazzi dentro.

Dissento su ogni singola parola.

“Sedici anni alla guida della Cei rappresentano un fatto senza precedenti e, al tempo stesso, testimoniano l’ottimo lavoro portato avanti al servizio della Santa Sede.
Il Cardinale Ruini ha sempre dimostrato una particolare attenzione per la società, una viva intelligenza ed un’esperienza impareggiabile rimarrà vicario del Papa a Roma e questo testimonia ulteriormente la continuità e l’apprezzamento per il lavoro svolto dal cardinal Ruini.
Ricordo l’emozione con la quale entrò in S.Giorgio nel 2004, in occasione del 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale: un’emozione figlia della sua grande umanità e dell’attaccamento alle sue radici e ad una terra che l’ha sempre considerato con orgoglio come il suo rappresentante più degno e più importante”

Graziano Pattuzzi
(Sindaco di Sassuolo)

E' vomitevole quanto il cattolicesimo filo-vaticanense ammorbi quel piccolo paese.

PS: Intanto l'interessato ringrazia sentitamente.


PS#2: Il rappresentante più degno e importante? Tra Ruini e Nek, il secondo tutta la vita!

Acquistoni!

Gocce d'acqua.


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